Flagellation

In uno spazio volutamente “disarticolato” in tutte le direzioni e “opprimente” nei larghi vuoti (cito da una documentata scheda di Cecilia Alessi, che ringrazio per avermela inviata in lettura), si svolge il “dramma sacro” della Flagellazione, segnato dalla violenza degli aguzzini, dal supplizio di Cristo e – aggiungo – dall’angoscia degli spettatori del passato e del presente. La scena è densa di colori e di particolari: l’ampia sala vista in prospettiva di una fuga di stanze verso il fondo dorato, il pavimento segnato dalle tinte in vivace contrasto, di rosso, nero e bianco, le pareti di color rosa, il soffitto con le ampie volte a crociera, le pose plastiche dei due flagellatori, con il disporsi delle loro vesti dai colori incrociati (uno di faccia, barbuto, con la veste chiara e le calze scure con i peduli, l’altro di schiena, con un copricapo chiaro, la veste scura con la gonnella pieghettata e i calzari a stivaletto chiari); al centro dell’intera composizione l’immagine del Cristo sofferente, legato alla colonna, seminudo, con il torso segnato dalle sferzate.

Nel bordo dorato della copertina si notano alcune cadute di colore; la parte inferiore è parzialmente mutila. Gli stemmi e l’iscrizione, seppure sbiadita, ci restituiscono i nomi degli ufficiali in carica nella Gabella nel primo semestre 1441, committenti del dipinto: il camarlengo Filippo di Pietro Del Gorgiera, gli esecutori Niccolò di Griffolo Incontri, Urbano Giovannelli, Antonio di Giacomo Del Golia, Giovanni di Andrea di Cino, lo scrittore Guccio Menghini e il notaio Ambrogio Bonelli (il cui stemma in basso a destra è parzialmente tagliato). I nominativi sono confermati anche dal verbale della loro elezione a tale incarico, riportato nel registro del Consiglio generale, sottola data del dicembre 1440.

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