Chiostro dei Conversi

Chiostro dei Conversi

Caratterizzato da esili colonne in pietra serena con capitelli di ordine ionico, il piccolo e silenzioso chiostro dei conversi per la presenza di elementi classicheggianti rivela a l’architettura un influsso del gusto rinascimentale fiorentino, che si mantiene comunque in sintonia con la tradizione marcatamente senese dei mattoncini rossi. Come dice il nome, questo luogo era originariamente un passaggio per i conversí, ovvero per i laici (per consuetudine sedici, ma a Pontignano cinque o sei) che provvedevano alla sussistenza dei monaci e che avevano a loro volta delle proprie celle: infatti, ai monaci certosini non era necessario transitare qui per raggiungere la chiesa, poiché ad essa accedevano tramite un piccolo ambiente attiguo (ancora come in origine nascosto alla vista) chiamato « chiostro delle palme » (o, in passato, « del colloquio »). Si noti il pozzo ricavato dentro la parete a settentrione, recentemente restaurato, prima di accedere alla sala che porta il nome del rettore dell’ateneo senese Mario Bracci (1900-1959), il quale nel secolo scorso, acquisita la proprietà della certosa, ha dedicato impegno e passione per fare di questo luogo la sede del collegio universitario. Questo ampio salone era in origine il refettorio, ossia il locale dove i monaci si riunivano per il pasto durante particolari solennità: l’originaria funzione è dichiarata dalla presenza del grande affresco raffigurante l’Ultima cena, realizzato nel 1596 dal pittore Bernardino Poccetti (1548-1612), Infatti è specialmente in epoca rinascimentale che si afferma la consuetudine di rappresentare tale tema legato all’istituzione dell’Eucarestia in ambienti con questa destinazione, L’artista sceglie qui di comporre la scena davanti ad un fondale architettonico dipinto che, con le sue arcate in pietra serena, si pone in continuità con le reali lunette creando l’illusione di uno sfondamento spaziale, In primo piano, Poccetti immortala gli apostoli seduti al tavolo di Gesù nel momento successivo alla predizione del tradimento: tra essi trova risalto Giuda che, isolato al lato del tavolo opposto, si distingue per la sua irrequietezza (per tale scelta compositiva questo cenacolo segue la tradizione figurativa fiorentina del Tre-Quattrocento). La rappresentazione si completa con i monaci certosini, che con il distintivo abito bianco assistono all’episodio biblico in piedi ai lati del tavolo: con la loro presenza e quella di oggetti ed animali domestici Poccetti cala la scena sacra nella sfera quotidiana per rendere la sua comprensione più immediata, in armonia con i dettami del Concilio di Trento.

Alla mano dello stesso artista (coadiuvato dalla bottega) si devono anche gli affreschi che nelle lunette narrano vari momenti della Passione di Cristo: nonostante la loro attuale collocazione nella sala Bracci per motivi con-servativi, questi affreschi strappati trovavano la loro originaria sede nel chiostro grande, sotto i porticati. Oltre alle scene cristologiche trova spazio (sulla parete opposta all’Ultima cena) una lunetta con la raffigurazione della Morte di san Bruno di Colonia (1030-1101), fondatore dell’ordine certosino: originariamente eseguita come le altre a decorazione del chiostro, essa mostra i monaci riuniti i preghiera attorno al corpo del santo nel momento delle esequie. Poccetti anche in questa rappresentazione si mostra un narratore straordinariamente abile nel collocare riferimenti alla trascendenza (gli angeli che scendono dal cielo recando la mitria ed il pastorale allusivi al rifiuto di Bruno all’episcopato in Calabria) in rappresentazioni di grande realtà.

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