
Jacopo della Quercia (Sienne, v. 1371 – 1438)
Monumento funebre a Ilaria del Carretto (Monument funéraire d’Ilaria del Carretto), 1406-1410.
Marbre blanc de Carrare, 88 x 244 x 66,5 cm.
Provenance : chapelle Guinigi, transept gauche de la cathédrale ou église de San Francesco, Lucques.
Lucques, Cathédrale de San Martino, sacristie. [1]Après la chute de Paolo Guinigi, les dalles qui composent le monument, initialement placées dans le transept devant l’autel de Saint Blaise, sous le patronage de la famille Guinigi, furent partiellement séparées et le monument, qui n’a jamais abrité le corps, fut déplacé dans la sacristie et entièrement réassemblé seulement au XIXe siècle : ce n’est qu’en 1887, après … Poursuivre
Paolo Guinigi, signore di Lucca dal 1400 al 1430 e raffinato mecenate, volle omaggiare con un bellissimo monumento funebre Ilaria del Carretto, figlia del Marchese di Savona e Signore di Finale in Liguria, Carlo del Carretto, sua seconda moglie e madre del suo primo figlio ed erede, morta a soli 26 anni mentre dava alla luce una bambina che ebbe il suo stesso nome, Ilaria.
La scelta dell’artista ricadde su Jacopo della Quercia, scultore senese capace di unire le eleganti istanze del Gotico internazionale con la sensibilità dell’Umanesimo che stava nascendo e che qui realizza, tra il 1406 e il 1410, un’opera senza precedenti nella scultura funeraria del suo tempo, la cui bellezza ispirerà molti secoli dopo poeti come D’Annunzio, Quasimodo e Pasolini.
Solitamente nelle tombe e nei monumenti funebri l’effigie del defunto era scolpita su una lastra da porre sul pavimento oppure questo era ritratto all’interno di baldacchini e architetture complesse appoggiate al muro di fondo della chiesa, visibili frontalmente; qui Jacopo scolpisce il corpo della donna stesa sopra un alto basamento isolato, rendendola visibile su tutti e quattro i lati, secondo una tipologia europea associata a sepolture regali e principesche.
Il basamento è composto da quattro lastre: sui lati corti si trovano da una parte una croce arborata e dall’altra uno scudo con gli stemmi dei Guinigi e dei Del Carretto; le due lastre che costituiscono i lati lunghi, realizzate una da Jacopo stesso e l’altra da un suo collaboratore, presentano dei putti che reggono festoni. Questo motivo classico è tratto dai sarcofagi antichi, in particolare da quelli di età adrianea, ma viene rielaborato da Jacopo che diminuisce il numero dei putti per rendere meno affollata la composizione e dare un ritmo più pacato. I quattro putti che chiudono le file si presentano in spigolo ed escono dallo spazio della lastra, invitando così il visitatore a camminare intorno al monumento per coglierne tutti i lati.
Sopra questa base l’artista senese scolpisce il corpo di Ilaria con incredibile realismo, sia nella resa del volto, fortemente individualizzato, sia nelle vesti, che aderiscono al corpo con pieghe credibili e non fantasiosamente articolate. La giovane indossa una pellanda, una veste tipica del costume franco-fiammingo, lunga fino ai piedi, stretta da una fascia sotto il seno e dotata di un alto colletto e due spacchi laterali da cui escono le maniche a sbuffo che terminano con stretti polsini. Anche l’acconciatura della nobildonna è resa minuziosamente con i capelli mossi raccolti grazie a un nastro sottile che lascia però dei riccioli liberi sulla fronte e una fascia imbottita decorata con fiori e foglie. Ai piedi della donna giace un cagnolino, simbolo di fedeltà coniugale, tradotto nel marmo con una posa credibile e vivace: accucciato ma con la testa alta come ad aspettare un ordine della padrona.
Se il panneggio rimanda alla scultura tardogotica borgognona, l’individuazione del volto dimostra una sensibilità umanistica mentre i putti reggifestone sono un’evidente ed esplicita citazione classica.
Notes
| 1↑ | Après la chute de Paolo Guinigi, les dalles qui composent le monument, initialement placées dans le transept devant l’autel de Saint Blaise, sous le patronage de la famille Guinigi, furent partiellement séparées et le monument, qui n’a jamais abrité le corps, fut déplacé dans la sacristie et entièrement réassemblé seulement au XIXe siècle : ce n’est qu’en 1887, après avoir subi plusieurs déplacements, que le sarcophage fut réassemblé dans le transept nord de l’église de la cathédrale San Martino où il resta jusqu’à son déplacement actuel dans la sacristie de la cathédrale. |
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