Concistoro o Signoria, o anche Senato, sono le denominazioni con cui questo supremo organo di governo venne designato in epoca tarda, quando si cessò di denominarlo col numero delle persone che lo componevano, come avveniva in origine. Era l’organo che deteneva il supremo potere e in cui risiedeva l’effettiva autorità polita, dopo che quella del Podestà cominciò ad avere limitazioni, che divennero sempre maggiori e finirono col ridurlo a un semplice magistrato giudiziario.
Al tempo del governo vescovile i Consoli formarono un consiglio attraverso al quale si affermò la partecipazione del popolo al governo, meglio che col Parlamento che, per il numero troppo grande dei suoi componenti, era poco adatto a una deliberazione accurata e competente degli affari pubblici. Quando nel 1167 i senesi cacciarono il vescovo Ranieri, che era avverso al partito imperiale, i Consoli assunsero in pieno il governo del Comune. Sembra che in origine essi fossero tre, e variarono di numero fino a un massimo di sei nel 1212. Durante i primi anni non si ha notizia sicura su chi li presiedeva, sebbene si trovi nominato, in alcuni documenti, uno Scudacollo « dominus civitatis », che non si capisce bene se avesse sostituito i Consoli o ne fosse solo il presidente. Comunque sia allorché venne istituito l’ufficio del Podestà, che Federico Barbarossa concesse ai Comuni d’Italia nel 1183 dopo la pace di Costanza, e che a Siena venne confermato nel 1186 da Enrico suo figlio, questo nuovo magistrato assunse la presidenza del consiglio consolare. Il primo podestà di cui si abbia notizia sicura è Orlando Malapresa da Lucca nel 1199; dopo di lui invece troviamo come podestà dei cittadini senesi e poco a poco tutta l’autorità politica si concentrò nelle loro mani. Per alcuni anni si trovano alternati al governo i Consoli o il Podestà cittadino, ma siccome ciò dava luogo a continui tumulti, perchè tanto l’uno che gli altri si appoggiavano e favorivano famiglie o gruppi politici, fino dal 1212 si cominciò a eleggere un podestà forestiero, il quale portava con se giudici, notai e uomini d’arme per coadiuvarlo nell’ufficio e assicurarne l’incolumità, e in lui fu rimessa la somma del governo. Per qualche anno la direzione degli affari rimase così nelle mani del Podestà, che però era assistito da speciali collegi cittadini, quali la Biccherna, i Consoli di Mercanzia, quelli dei Pizzicaiuoli, quelli dei Cavalieri e i Buoni Uomini.
