Giovanni di Pietro da Napoli (documenté à Gênes de 1401 à 1423) : peintre.
« All’inizio degli anni Venti risale la realizzazione del polittico raffigurante laMadonna col Bambino fra s. Agata, s. Stefano, s. Francesco e una santa martire(Barcellona, Museu nacional d’art de Catalunya), firmato nel bordo inferiore dello scomparto centrale « Johannes de Pisis pinxit ». L’opera, proveniente con probabilità dal territorio genovese e conservata nel corso del XVIII secolo nell’importante collezione romana del cardinale F.S. Zelada, venne riprodotta da Seroux d’Agincourt (1823, tav. CXXXIII) ancora corredata dalla predella raffigurante alcune Scene della vita di s. Stefano, elemento andato disperso nel corso dei successivi passaggi sul mercato antiquario.
L’estrema testimonianza pittorica finora nota della produzione di G. risulta essere il polittico con la Madonna e il Bambino tra i ss. Giovanni Battista e Antonio Abate (San Simeon, CA, Hearst Castle), firmato e datato « Iohannes de Pisis pinxit MCCCCXXIII ». Lungo il bordo inferiore dello scomparto centrale, al di sotto della firma del pittore, è inoltre visibile la scritta « Hoc opus fecit fieri homines de Resonego fuerunt extra domum »: questa importante iscrizione permette di confermare l’ipotesi di un’originaria provenienza dell’opera dal territorio genovese (Algeri, 1991, pp. 80, 82), dove nel Quattrocento e ancor più nel secolo successivo assai numerosa fu infatti la presenza di abitanti provenienti dall’area comasca, e in modo particolare proprio dal paese di Rezzonico. » [1]Gianluca ZANELLI, « GIOVANNI di Pietro da Pisa », Dizionario Biografico degli Italiani, volume 56 (2001).
« Le notizie su Giovanni di Pietro sono ben poche e, nonostante l’origine partenopea, si limitano ad attestare un’attività in terra toscana. Il ricordo più antico è del 3 luglio 1397, quando Giovanni è documentato a Lucca: insieme con l’importante orafo Bartolomeo di Marco di Rainalduccio Arcomanni da San Miniato, appare in veste di testimone nell’atto in cui i pittori lucchesi Alessio e Giuliano di Simone si associano in compagnia con Benedetto di Giovanni da Siena 2 [2]G. CONCIONI Concioni, C. FERRI e G. GHILARDUCCI, Arte e pittura nel Medioevo lucchese, Lucca, 1994, pp. 305, 354, 356, 358, ainsi que pp. 90-93 pour le grand nombre d’associations entre peintres qui se sont formées à Lucques à la fin du Moyen Âge. À propos de Bartolomeo di Marco di Rainalduccio Arcomanni et de sa seule œuvre signée (un calice conservé dans la Collection Salini, au … Poursuivre. È una circostanza che certifica la dimestichezza del pittore napoletano con le compagnie di pittori, anticipando quanto lui stesso avrebbe fatto con Martino di Bartolomeo: nell’ambito della società costituita con il senese, Giovanni di Pietro si trova menzionato più volte a Pisa dal 1402 al 1404 per una serie di lavori nella chiesa dell’ospedale di Santa Chiara 3 [3]F. BONAINI, Memorie inedite intorno alla vita e ai dipinti di Francesco Traini, Pise, 1846, pp. 43- 47, 144-148 nn. XIV-XVII ; G. MILANESI, Documenti per la storia dell’arte senese, 3 voll., Sienne, 1854-1856, II, pp. 8-12, nn. 3-6.. Le informazioni su Martino, figlio dell’orafo Bartolomeo di Biagio, sono invece assai numerose e dicono di un maestro che ebbe buona fama tra la zona di Pisa e Siena, dove era nato verso il 1365-1370 e risulta già iscritto al Breve dell’arte dei pittori «cominciato nel 1389» 4 [4]MILANESI, Documenti per la storia dell’arte senese, cit., I, pp. 45, 46.. Il 18 dicembre 1393 il pittore è attestato a Pisa per la prima volta: compare quale testimone in un atto, nel quale lo si dice abitante in cappella di Santa Maria Maddalena 5 [5]M. FANUCCI LOVITCH, Artisti attivi a Pisa tra XIII e XVIII secolo, 2 voll,, Pise, 1991, I, p. 205.. Dal momento che negli anni a cavallo del 1400 risiedeva in cappella di Sant’Ambrogio e pagava le tasse al Comune 6 [6]Ibidem., è verosimile che Martino si sia stabilito a Pisa per oltre un decennio, facendone la base per una attività che si diramava anche nel territorio, giungendo a toccare Lucca (dove in Santa Maria Forisportam si conserva una Madonna col Bambino discussa tra lui e Giovanni di Pietro) 7[7]La Madonna col Bambino nella controfacciata di Santa Maria Forisportam è disputata tra Martino (A. TARTUFERI, « Trecento lucchese. La pittura a Lucca prima di Spinello Aretino », dans Sumptuosa tabula picta, cit., pp. 42-63, en particulier pp. 57, 58-59 ; LABRIOLA, Martino di Bartolomeo, cit., pp. 203, 211) e Giovanni di Pietro da Napoli (A. DE MARCHI, « Pittori gotici a Lucca: … Poursuivre. In tal senso parla pure il linguaggio dei suoi dipinti, che mostra una dipendenza da quanto avevano saputo fare Antonio Veneziano e soprattutto Spinello Aretino: i maggiori talenti che nella seconda metà del secolo avevano lavorato nel Camposanto pisano. Come appurato da tempo, più che «all’incrocio con Niccolò di Pietro Gerini» e il «vernacolo fiorentino più grezzo» evocato da Cesare Brandi, è infatti a simili interessi che Martino deve quella «parlata un po’ fiorentina» che lo distingue dai più esili e preziosi pittori senesi 8 [8]Cesare BRANDI, Quattrocentisti senesi, Milan, 1949, p. 27. Per le relazioni stilistiche con Antonio Veneziano e Spinello e l’ambiente artistico pisano : LABRIOLE, Martino di Bartolomeo, cit., pp. 203, 205, 210-211. . D’altronde furono inizialmente attribuite a Spinello le miniature di cinque graduali per il Duomo di Lucca (ora nel Museo della Cattedrale), che Luciano Bellosi ha poi riconosciuto a Martino e dovettero essere eseguite intorno al 1394-1395, su commissione del vescovo Nicolao di Lazzaro Guinigi 9 [9]A. R. CALDERONI MASETTI, Spinello Aretino giovane, Florence, 1973 (per l’attribuzione a Spinello) ; Luciano BELLOSI, « La mostra di Arezzo », dans Prospettiva, 3 (1975), pp. 55-60, in particolare pp. 57-58 (per il riconoscimento a Martino di Bartolomeo); M. PAOLI, Arte e committenza privata a Lucca nel Trecento e nel Quattrocento. Produzione artistica e cultura libraria, Lucques, … Poursuivre. Nonostante la differenza di tecnica, condivide un identico stile e il debito con la pittura di Spinello il ciclo di affreschi della chiesa gerosolimitana di San Giovanni Battista a Cascina, datato 1398 (in stile pisano) e commissionato da quel Bartolomeo Palmieri che volle pure l’analogo ciclo di Storie veterotestamentarie di Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero nel refettorio di San Pietro alla Magione a Siena 10 [10]Per il ciclo di Cascina, giocato su una serie di Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento e del Battista: M. L. TESTI CRISTIANI, Affreschi biblici di Martino di Bartolomeo in San Giovanni Battista di Cascina, Pise, 1978; G. FATTORINI, « Il patrimonio artistico di San Pietro alla Magione », dans Mario ASCHERI (dir.), La chiesa di San Pietro alla Magione nel Terzo di Camollia a … Poursuivre . » [11]Gabriele FATTORINI. Giovanni di Pietro da Napoli e Martino di Bartolomeo “in compagnia” nella Pisa di primo Quattrocento (con un accenno alle tele che fingevano affreschi), dans Predella, 39-40 (2016), pp. 37-38.
G. CONCIONI, C. FERRI e G. GHILARDUCCI, Arte e pittura nel Medioevo lucchese, Lucques, 1994, pp. 305, 354, 356, 358, nonché pp. 90-93 per il cospicuo numero di associazioni tra pittori che si formarono a Lucca nel tardo Medioevo. Su Bartolomeo di Marco di Rainalduccio Arcomanni e la sua unica opera firmata (un calice conservato nella Collezione Salini nel Castello di Gallico) : Elisabetta CIONI, dans Luciano BELLOSI, La Collezione Salini. Dipinti, sculture e oreficerie dei secoli XII, XIII, XIV e XV, 2 vol., Florence, 2009, II. Scultura e oreficeria, pp. 372-385, n. 15.
Œuvres visibles à Sienne et dans le pays siennois
- Madonna con Bambino in trono e donatori. tela, cm 196 × 86. Sienne, Pinacoteca Nazionale. Pietro TORRITI, La Pinacoteca Nazionale di Siena. I dipinti dal XII al XV secolo, 1977, p. 209.
- I Santi Nicola e Antonio Abate, Asciano, Castello di Gallico, Collezione Salini.
Notes
| 1↑ | Gianluca ZANELLI, « GIOVANNI di Pietro da Pisa », Dizionario Biografico degli Italiani, volume 56 (2001). |
|---|---|
| 2↑ | G. CONCIONI Concioni, C. FERRI e G. GHILARDUCCI, Arte e pittura nel Medioevo lucchese, Lucca, 1994, pp. 305, 354, 356, 358, ainsi que pp. 90-93 pour le grand nombre d’associations entre peintres qui se sont formées à Lucques à la fin du Moyen Âge. À propos de Bartolomeo di Marco di Rainalduccio Arcomanni et de sa seule œuvre signée (un calice conservé dans la Collection Salini, au Castello di Gallico) : E. CIONI, dans Luciano BELLOSI (dir.), La Collezione Salini. Dipinti, sculture e oreficerie dei secoli XII, XIII, XIV e XV, 2 voll., Florence, Centro Di, 2009, II. Scultura e oreficeria, pp. 372-385, n. 15. |
| 3↑ | F. BONAINI, Memorie inedite intorno alla vita e ai dipinti di Francesco Traini, Pise, 1846, pp. 43- 47, 144-148 nn. XIV-XVII ; G. MILANESI, Documenti per la storia dell’arte senese, 3 voll., Sienne, 1854-1856, II, pp. 8-12, nn. 3-6. |
| 4↑ | MILANESI, Documenti per la storia dell’arte senese, cit., I, pp. 45, 46. |
| 5↑ | M. FANUCCI LOVITCH, Artisti attivi a Pisa tra XIII e XVIII secolo, 2 voll,, Pise, 1991, I, p. 205. |
| 6↑ | Ibidem. |
| 7↑ | La Madonna col Bambino nella controfacciata di Santa Maria Forisportam è disputata tra Martino (A. TARTUFERI, « Trecento lucchese. La pittura a Lucca prima di Spinello Aretino », dans Sumptuosa tabula picta, cit., pp. 42-63, en particulier pp. 57, 58-59 ; LABRIOLA, Martino di Bartolomeo, cit., pp. 203, 211) e Giovanni di Pietro da Napoli (A. DE MARCHI, « Pittori gotici a Lucca: Indizi di un’identità complessa », dans Sumptuosa tabula picta, cit., pp. 400-425, en particulier pp. 409-410, avec l’idée de l’associer à son séjour à Lucques en 1397). C’est une question subtile, qui préfigure les relations artistiques attestées entre les deux hommes à Pise ; s’il faut trancher, je privilégie, pour le cas de Lucques, le nom de Martino, ne serait-ce que pour la douceur d’une image qui rappelle la délicatesse de la sculpture de Nino Pisano, telle que la réinterprétait, à la même époque et entre Pise et Lucques, l’autre Siennois, Francesco di Valdambrino (Gabriele FATTORINI, « Francesco di Valdambrino. Per un riepilogo generale », La Diana, 2, 1996, pp. 109-157, in particolare p. 135 nota 17, tav. 30, III-IV). |
| 8↑ | Cesare BRANDI, Quattrocentisti senesi, Milan, 1949, p. 27. Per le relazioni stilistiche con Antonio Veneziano e Spinello e l’ambiente artistico pisano : LABRIOLE, Martino di Bartolomeo, cit., pp. 203, 205, 210-211. |
| 9↑ | A. R. CALDERONI MASETTI, Spinello Aretino giovane, Florence, 1973 (per l’attribuzione a Spinello) ; Luciano BELLOSI, « La mostra di Arezzo », dans Prospettiva, 3 (1975), pp. 55-60, in particolare pp. 57-58 (per il riconoscimento a Martino di Bartolomeo); M. PAOLI, Arte e committenza privata a Lucca nel Trecento e nel Quattrocento. Produzione artistica e cultura libraria, Lucques, 1986, p. 99 (per il committente e la datazione); L. SIMONATO, dans Max SEIDEL et al., Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento, catalogo della mostra (Sienne 2010), Milan, 2010, pp. 516-517, n. G.1 (con bibliografia). |
| 10↑ | Per il ciclo di Cascina, giocato su una serie di Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento e del Battista: M. L. TESTI CRISTIANI, Affreschi biblici di Martino di Bartolomeo in San Giovanni Battista di Cascina, Pise, 1978; G. FATTORINI, « Il patrimonio artistico di San Pietro alla Magione », dans Mario ASCHERI (dir.), La chiesa di San Pietro alla Magione nel Terzo di Camollia a Siena: il monumento – l’arte – la storia, Sienne, 2001, pp. 209-236, in particolare pp. 213-216 (per la relazione col più antico ciclo di San Pietro alla Magione a Siena); D. LAURI, dans M. Dringoli (dir.), Tesori da scoprire. Paesaggi e patrimonio nella provincia di Pisa, Pise, 2014, pp. 43-49 (per una breve scheda); A. LUTTREL, « Martino di Bartolomeo’s frescoes at Cascina », dans Iconographica, 13 (2014), pp. 100-107 (dove si propone una datazione al 1409 che contrasta con lo stile ben più antico degli affreschi e appare assolutamente inaccettabile). |
| 11↑ | Gabriele FATTORINI. Giovanni di Pietro da Napoli e Martino di Bartolomeo “in compagnia” nella Pisa di primo Quattrocento (con un accenno alle tele che fingevano affreschi), dans Predella, 39-40 (2016), pp. 37-38. |
