Maestro di Città di Castello (Nerio di Ugolino?), « Ricostruzione di pentittico con Madonna col Bambino »

Maestro di Città di Castello (Nerio di Ugolino?), ricostruzione di pentittico con Madonna col Bambino

(Copenhagen, Statens Museum for Kunst), San Francesco (Cracovia, Wawel, collezione Lanckoron´ski), San Giovanni Battista,

San Pietro (New Haven, CT, Yale University Art Gallery) e Sant’Antonio da Padova (La Spezia, Museo Amedeo Lia).

La nobile e ben scandita Maestà di Città di Castello, assortita di colori vividi più che in Duccio, inerpicata e sfavillante, inaugura verso il 1305 una stagione completamente diversa del pittore. Il gioco complesso fra le mani e le gambe sfalsate del Bambino fa presagire, nel solco dell’invenzione rara della Madonna col Bambino benedicente, lo sviluppo di annodamenti più vivaci, per ora intarsiati sulla superficie ma che, irrobustiti da tutt’altra consistenza espressiva dei volumi, apriranno la strada al mondo di Pietro Lorenzetti. A Città di Castello il Bambino dalle proporzioni ora più stirate e longilinee, arrampicato in groppa alla Madre, in luogo di tirare a sé con delicatezza il velo bianco lo afferra con energia e poggia il braccino flesso sul petto della Vergine, traducendo con fierezza quasi ercolina un suggerimento dello stesso Duccio, tanto più delicato e annegato nella profusione decorativa della crisografia, in un’anta del trittichetto di Hampton Court.37 Per entrambi vale probabilmente il confronto con le coinvolgenti invenzioni di Giovanni Pisano, come nella statua per la cappella Scrovegni a Padova, pur depotenziando lo scambio di sguardi fra Madre e Figlio, che solo Pietro Lorenzetti seppe captare e tradurre in pittura, rivoluzionando un tema che gli era offerto da Duccio e dal Maestro di Città di Castello. Difficile dimostrare che il nostro anonimo e non Duccio sia stato maestro di Pietro Lorenzetti, già documentato come maestro autonomo nel 1306, come vorrebbe Gaudenz Freuler,38 ma che un contatto fra i due ci sia stato è fuori di dubbio.

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