
Peintre anonyme du XVIIe siècle
Albero dei monaci beati illicetani (Arbre des bienheureux moines de Lecceto), XVIIe s.
Huile sur toile ou fresque détachée ?
Inscriptions :
- (sur les phylactères qui accompagnent les figures peintes, de haut en bas et de gauche à droite) :
- « B. AVGVSTINVS SENEN[…] » [1]Agostino senese.
- « B. MANFRED PRATENS[] » [2]Il beato Manfredo da Prato.
- « B. AGOSTINVS NOVELL[…] DE TERANO » [3]Il beato Agostino Novello detto il Panormitano (Tarano o Termini Imerese, 1240 – Sienne, 1309).
- « B. FELIX MASS ILICET » [4]Il beato Felix Mass illicetanus
- « B. CHRISTOPHAN SENEN » [5]Il beato Cristoforo senese
- « B. FILIPP. AGAZZAR. SEN » [6]Il beato Filippo Agazzari senese
- « B. LEONARDVS AGAZZARIVS SENEN » [7]Il beato Cristoforo Leonardo degli Agazzi senese
- « B. LATINVS SENEN » [8]Latino da Siena
- « B. GUGLIELMVS TEUTONICVS » [9]Il beato Guglielmo Teutonico (tedesco)
- « B. ANTONE DE LVCONA »
- « B. IACOBVS SENEN »
- « B. BAND. BEI.Z. SENEN »
- « PETRVS CITONENSIS CONCION » [10]Il beato Petrus Citronensis
- « B. BRVNETTUS PRATENSIS » [11]Brunetto da Prato
- « B. ANT. CERRET SENEN » [12]Antonio da Cerreto senese
- « B. ARNALD GALLVS » [13]Il beato Arnaldo gallico o francese
- « B. PETRVS DE ROSIA LACHRIMARIVS [14]Il beato Petrus Cognom Sanctus.l beato Pietro da Rosia, soprannominato il lacrimoso, il penitente e da qualche scanzonato il piagnisteo. Bastava un’immagine del Crocifisso o dell’Addolorata per fargli sgorgare lacrime dagli occhi tumefatti e cerchiati di nero. Probabilmente non rise mai poiché amava ripetere che, sull’esempio di Cristo che « mai conobbe il riso, bensì … Poursuivre
- « B. IOSEPH DE SAN GIMIGNANO » [15]Il beato Giuseppe da Gimignano
- « B. NIC. AGGLIO. GALLVS » [16]Immagine di Nicola Paraglione gallico
- « B. NICOLAVS TINI [17]Tra il 1332 e il 1339, ad eccezione di un breve intervallo, Giovanni di Guccio Molli da Siena rivestì la carica di Priore. Nato all’incirca nel 1290, entrò nell’ordine a S. Agostino, ma terminò il suo noviziato a Lecceto, dove si comportò in modo esemplare, solo che trovava il cibo immangiabile. Uno dei più commoventi Assempri di Agazzari (n. 24) narra come Giovanni fu tentato a … Poursuivre
- « B. CHRISTOP. LANDE CONV » [18]Il beato Cristoforo Lando
- « B. ANT. DE. PATRIT SEN. ILIC » [19]Antonio de Patrit.
- Il beato Antonio
- Il beato Baraclito elemosiniere
- Il beato Giovanni Gucci
- Immagine di monaco senese
Provenance : In situ.
Ermitage de Lecceto, cloître.

Il grande quadro che si conserva tuttora nella sagrestia della chiesa dell’eremo, risalente al XVII secolo, è raffigurato l’albero di quella che potremmo definire la “santità” alla quale Lecceto ha dato “vita”: vi sono raffigurati 39 monaci che nel corso dei secoli sono stati venerati come beati.
I Beati si venerano in un eremo chiamato “Lecceto”, a pochi chilometri da Siena. Come ogni fondazione avvolta nel mistero, quando storia e leggenda si confondono, l’origine dell’eremo di Lecceto affonda le sue radici nella notte dei secoli. Divenuto convento agostiniano intorno al 1244, nel 1387 dà inizio al movimento di riforma all’interno dell’Ordine.Numerosi frati da varie parti d’Italia e d’Europa chiedono di andare a vivere a Lecceto. E in quell’eremo vivono la santità e promuovono la vita cristiana e monastica. In un grande quadro che si conserva nell’eremo è dipinto l’albero genealogico della santità fiorita a Lecceto: vi appaiono 25 nominativi.
Notes
| 1↑ | Agostino senese. |
|---|---|
| 2↑ | Il beato Manfredo da Prato. |
| 3↑ | Il beato Agostino Novello detto il Panormitano (Tarano o Termini Imerese, 1240 – Sienne, 1309). |
| 4↑ | Il beato Felix Mass illicetanus |
| 5↑ | Il beato Cristoforo senese |
| 6↑ | Il beato Filippo Agazzari senese |
| 7↑ | Il beato Cristoforo Leonardo degli Agazzi senese |
| 8↑ | Latino da Siena |
| 9↑ | Il beato Guglielmo Teutonico (tedesco |
| 10↑ | Il beato Petrus Citronensis |
| 11↑ | Brunetto da Prato |
| 12↑ | Antonio da Cerreto senese |
| 13↑ | Il beato Arnaldo gallico o francese |
| 14↑ | Il beato Petrus Cognom Sanctus.l beato Pietro da Rosia, soprannominato il lacrimoso, il penitente e da qualche scanzonato il piagnisteo. Bastava un’immagine del Crocifisso o dell’Addolorata per fargli sgorgare lacrime dagli occhi tumefatti e cerchiati di nero. Probabilmente non rise mai poiché amava ripetere che, sull’esempio di Cristo che « mai conobbe il riso, bensì tristezza e pianto », « chi semina nel pianto raccoglie nella gioia. » Quanto poi al « Beati voi che piangete perché riderete » egli se lo ripeteva spesso. Era ben conosciuto da quanti lo avvicinavano per preghiere all’eremo o alla questua nelle vicinanze. I più si edificavano vedendo in quell’austero ascetismo la presenza di santità. Rivelava una reale austerità di vita e un profondo impegno spirituale sempre in crescendo da quando, sacerdote da poco, chiese di vivere in luogo più appartato rispetto al cenobio per interiorizzare maggiormente la sua spiritualità. A Valle Rosia restano ancora i ruderi del suo eremo, crollato sotto il peso del tempo: tutto attorno pulsa la vita di una festosa primavera. E quel santo proposito durò sino alla morte avvenuta nel 1345. |
| 15↑ | Il beato Giuseppe da Gimignano |
| 16↑ | Immagine di Nicola Paraglione gallico |
| 17↑ | Tra il 1332 e il 1339, ad eccezione di un breve intervallo, Giovanni di Guccio Molli da Siena rivestì la carica di Priore. Nato all’incirca nel 1290, entrò nell’ordine a S. Agostino, ma terminò il suo noviziato a Lecceto, dove si comportò in modo esemplare, solo che trovava il cibo immangiabile. Uno dei più commoventi Assempri di Agazzari (n. 24) narra come Giovanni fu tentato a fuggir via, ma tornò indietro dopo essersi incontrato con Cristo, che gli era apparso non appena entrato nel bosco dietro il convento. Cosi Giovanni perseverò, ed oltre a diventare Priore di Lecceto, nel febbraio 1333 fu detto Procuratore dell’Ordine per la provincia di Siena. Inoltre, a quanto sembra, Giovanni lasciò temporaneamente la carica di Priore dal 1335 al 1337, affidandola a fra Silvestro di Pietro dei Malavolti, che avrebbe ricevuto e vestito da novizio un certo Niccolò Tini che, novizio a Lecceto nel 1337, si ammalò. Niccolò era destinato a indossare le vesti di Priore di Lecceto per moltissimo tempo, quasi quanto lo era stato Bandino dei Balzetti, e fu anche più rinomato di quest’ultimo per umanità, ascetismo, santità di vita e come taumaturgo. Niccolò Tini fu naturalmente l’eroe di Filippo Agazzari; infatti fu proprio Niccolò a riceverlo a Lecceto e ad investirlo del noviziato il 31 dicembre 1353. Tini era diventato Priore già verso il 1340 e lo rimase fino al 1387, segnando quello che fu sicuramente il periodo più importante della storia di Lecceto. Al Tini, che Agazzari reputò sempre la sua guida e il suo maestro, dedica anche il commosso “Assempro XLI”. |
| 18↑ | Il beato Cristoforo Lando |
| 19↑ | Antonio de Patrit. |
