
Domenico di Giacomo di Pace, dit ‘Mecarino’ ou Domenico Beccafumi (Sovicille, v. 1484 ca. – Sienne, 1551)
Sant’Agnese Segni con il modello della città di Montepulciano (Sainte Agnès Segni avec la maquette de la ville de Montepulciano), 1507.
Huile sur toile, 163 x 123 cm.
Provenance : Arciconfraternita della Misericordia, Montepulciano (?) [1]A l’origine, l’œuvre, un gonfalon, a été peinte pour le Palais Communal de Montepulciano. Voir note ..
Montepulciano, Museo Civico e Pinacoteca Crociani (dépôt de l’Arciconfraternita della Misericordia).
Agnese da Montepulciano, surnommée la « Santa Caterina di Montepulciano »
Un giorno, mentre studia alcune carte dell’Archivio Storico di Montepulciano, lo storico Andrea Giorgi si imbatte in una nota di pagamento del 1507 che lo fa saltare sulla sedia.
« Spese per lo aconcime del palaço per me Ottaviano di Nicolò di Domenicho. Domenicho dipentore sta in chasa di Lorenso Bechafumi per una figura di sancta Angnese fece al Comune ebe li. sesantatré per resto che costò duchati dieci li. 63 s.». Ecco – pensa il Giorgi – Vasari aveva ragione anche stavolta! Narra Vasari, infatti, che il più grande pittore senese del Cinquecento nacque povero, e che mentre disegnava su un sasso pascolando le pecore del babbo (proprio come Giotto) fu notato dal padrone della terra, che si chiamava Lorenzo Beccafumi, il quale se lo prese in casa, lo fece studiare, gli dette il suo cognome. E il documento poliziano è come il seguito della storia: perché “fotografa” un giovane pittore che sta in casa del senese Lorenzo Beccafumi, allora podestà di Montepulciano.
E non è finita qua. Giorgi racconta la sua scoperta ad un amico storico dell’arte, Alessandro Angelini. E quando quest’ultimo sente dire che in quel documento Domenico viene pagato per «una figura di sancta Angnese fece al Comune», il salto sulla sedia lo fa anche lui. Già, perché il lavoro dello storico dell’arte – lo scriveva già Raffaello – è quello di «confrontare l’opere con le scritture»: e questa è una delle rare, felici, volte in cui nel grande naufragio delle cose del passato due relitti (un quadro e il suo pagamento) combaciano. Il quadro, infatti, c’è ancora: nel Museo Civico di Montepulciano. È una bella tela, dove Agnese – la “Santa Caterina di Montepulciano” – sta in piedi, in mezzo ad un dolcissimo paesaggio e porta in mano la città stessa: più un palladio civico, che non un’immagine di devozione, e infatti la tela fu dipinta per la sala del Consiglio del Palazzo Civico.
Ma come si fa a sapere che il documento parla proprio di quel quadro? Qua entra in gioco la competenza dello storico dell’arte, che non è l’intuizione del rabdomante: ma la conoscenza profonda di tanti, ma tanti, testi figurativi. E Angelini riconosce lo stile di Beccafumi nel «cielo che completa in alto la tela con i suoi sottili nembi oscuri, variati in mille cangiantismi, che forse nessun pittore aveva ancora provato », nota, «a destra in basso, il tronco contorto, che nasce sul declivio del terreno erboso, che anticipa uno dei topoi più stregati della pittura beccafumiana », riconosce un annuncio dei volti ghiribizzosi del grandissimo manierista nel «sorriso leggermente ironico » prestato ad Agnese. Una scoperta davvero preziosa, perché permette di conoscere gli inizi, finora dibattutissimi, di un protagonista del nostro Rinascimento. E, dopo lo storico, anche lo storico dell’arte si inchina a Giorgio Vasari: il quale aveva proseguito il suo racconto biografico annotando che «capitando in Siena Pietro Perugino, allora famoso pittore … piacque molto la sua maniera a Domenico: per che messosi a studiarla … non andò molto che egli prese quella maniera». E la Sant’Agnese ritrovata è infatti profondamente peruginesca, «anche se la “veduta” di Montepulciano che la beata tiene in mano mostra un’aderenza al vero e una volontà di ricostruzione topografica, che va ben aldilà dei modi di Perugino e pare guardare all’avanguardia di Leonardo e di Fra Bartolomeo».
Mais comment savoir que le document fait référence à ce tableau précis ? C’est là que l’expertise de l’historien de l’art entre en jeu : non pas l’intuition d’un devin, mais une connaissance approfondie d’une multitude de textes figuratifs. Angelini reconnaît le style de Beccafumi dans « le ciel qui complète la toile avec ses fins nuages sombres, aux mille reflets irisés, qu’aucun peintre n’avait peut-être encore osé explorer », note-t-il ; « en bas à droite, le tronc tortueux, poussant sur le versant herbeux, préfigure l’un des topoi les plus hantés de la peinture de Beccafumi. » Il perçoit une préfiguration des visages fantasques du grand maniériste dans le « sourire légèrement ironique » d’Agnese. Une découverte précieuse, car elle nous permet de comprendre les débuts, si souvent débattus, d’une figure majeure de notre Renaissance. Après l’historien, l’historien de l’art rend également hommage à Giorgio Vasari, qui poursuit son récit biographique en notant que « lorsque Pietro Perugino, alors peintre célèbre, se trouvait à Sienne… Domenico fut très séduit par son style ; aussi, ayant commencé à l’étudier… il ne tarda pas à l’adopter. » Et la Sainte Agnès redécouverte est en effet profondément pérugienne, « même si la vue de Montepulciano que la bienheureuse tient dans sa main témoigne d’un attachement au réel et d’un désir de reconstitution topographique qui dépassent largement le style de Perugino et semblent s’inspirer de l’avant-garde de Léonard de Vinci et de Fra Bartolomeo. »
« Una comune area di famiglia avvicina la Vergine perugina (Madonna col Bambino e San Giovannino della Fondazione Orintia Carletti Bonucci di Perugia [2]E. ZAPPASODI in Il buon secolo della pittura cit., pp. 95-96.) ai tipi muliebri delle opere riunite da Andrea De Marchi sotto l’etichetta di Maestro delle Eroine Chigi Saracini, identificabile nel giovane Domenico, come aveva proposto in passato con intuizione folgorante Mina Gregori e come è ora confermato dal nuovo quadro documentario emerso di recente, ricordato sopra [3]Andrea DE MARCHI (“Maestro delle Eroine Chigi Saracini”, dans Da Sodoma a Marco Pino, Pittori a Siena nella prima metà del Cinquecento, catalogo della mostra a cura di Fiorella Sricchia Santoro, Firenze, S.P.E.S., 1988, pp. 83-90) ha isolato un gruppo di dipinti caratterizzato da grande coerenza stilistica, assegnandolo al Maestro delle Eroine Chigi Saracini, creato nell’occasione intorno … Poursuivre. Il volto dalla fronte larga, lo sguardo trasognato velato da un’espressione ambigua, il sorriso accennato e subito trattenuto, la pelle diafana accesa dai rossori delle gote e delle labbra, ritornano infatti nelle due Eroine più svolte della raccolta Chigi Saracini, l’Artemisia e la Cleopatra, nella Madonna col Bambino e San Giovannino in collezione Giusti a Firenze, ora a Londra presso Agnew’s, e nella Vergine del tondo di medesimo soggetto nella Gemäldegalerie di Berlino [4]Non si conosce la destinazione originaria delle tre Eroine Chigi Saracini rese note da Mario Salmi (Il Palazzo e la Collezione Chigi-Saracini, Siena, Monte dei Paschi, 1967, pp. 77-81), per le quali è stata ipotizzata una provenienza dal palazzo di Pandolfo Petrucci. L’impresa avrebbe potuto costituire un modello per la serie di spalliere e tavole allogate allo stesso Beccafumi nel 1519 da … Poursuivre, che condividono anche la gamma cromatica tutta giocata sui toni freddi e dissonanti dei rosa, degli azzurri e dei verdi intensi.
Le maniche della tunica di Maria, animate da increspature delicatissime, trascolorano dall’azzurro tenue delle zone d’ombra al giallo acido delle parti in luce. Le nuances cangianti sono le stesse della stola svolazzante della Cleopatra e del peplo dell’Artemisia. Le loro mani dalle dita lunghissime e nervose, retaggio signorelliano forse mediato dal Maestro di Griselda9 [5]A. DE MARCHI, Maestro delle Eroine cit., p. 85., ritornano nel dipinto perugino e in altre opere licenziate in questi anni dal maestro come la Santa Agnese Segni di Montepulciano, databile con sicurezza al 1507, la splendida Artemisia Ashburnham d’ubicazione ignota pubblicata dal Longhi con un riferimento al Sanzio10 [6]Roberto LONGHI, « Un intervento raffaellesco nella serie “eroica” di casa Piccolomini », Paragone, 15 (1964), 175 pp. 5-8. – di cui si può ricordare un passaggio a Londra presso Bellesi [7]11 Alla morte di Lady Catherine Ashburnham la tavola, col resto dei dipinti conservati a Battle, nell’East Sussex, fu messa all’incanto a Londra presso Sotheby’s (The Ashburnham Collections: Part I: Catalogue of Paintings and Drawings of the Continental Schools) il 24 giugno 1953. Un appunto manoscritto in calce alla foto (numero 163156) del dipinto conservata nella fototeca del … Poursuivre – il Ritratto di musico in una collezione privata di New York, riconosciuto a Domenico indipendentemente da Keith Christiansen e Andrea De Marchi [8]A. DE MARCHI, « La prospettiva sconvolta: Beccafumi verso il tornante del 1513 », dans Il buon secolo della pittura cit., pp. 89-94, in particolare 90-92, 94, nota 13., e più tardi nei laterali del Trittico della Trinità, saldato a Domenico il 6 maggio 1513 da Battista d’Antonio da Ceva, commesso dello Spedale di Santa Maria della Scala.
« Les annotations d’un registre comptable de la Commune de Montepulciano révèlent la présence dans la ville du jeune peintre « Domenicho », entre l’été 1506 et le printemps 1507. Il y est venu parmi les membres de la suite du podestat siennois Lorenzo Beccafumi, chez qui il résidait, […] selon le récit de Giorgio Vasari [9]. Lorsqu’il n’était qu’un jeune homme, Domenico a peint une image de Sainte Agnès dans le cadre des projets du palais de la Commune, à l’occasion d’un effort concerté pour revitaliser le culte d’Agnese Segni. » [9]« Spese per lo aconcime del palaço per me Ottaviano di Nicolò di Domenicho. Domenicho dipentore sta in chasa di Lorenso Bechafumi per una figura di sancta Angnese fece al Comune ebe li. sesantatré per resto che costò duchati dieci li. 63 s.» Andrea GIORGI, « ‘Domenicho dipentore sta in chasa di Lorenso Bechafumi’. Di alcuni documenti poliziani intorno al culto di Agnese Segni … Poursuivre
« En 1507, Domenico Beccafumi est présent à Montepulciano, ainsi qu’en témoignent les recherches documentaires d’Andrea Giorgi […]. Sa présence coïncide avec la nomination de Lorenzo Beccafumi, protecteur du peintre, comme podestat de la ville de Poliziano. Cela nous permet de rendre à l’artiste une toile représentant Sainte Agnès Segni, jusqu’à présent d’attribution incertaine, conservée au Musée Civique et Pinacothèque Crociani de Montepulciano. Le tableau, coupé dans le sens de la longueur, était à l’origine un gonfalon commandé par la Commune comme objet votif. Ses caractéristiques stylistiques […] évoquent la culture de Pietro Perugino, arrivé à Sienne en 1506. Selon la biographie de l’artiste siennois [10]Giorgio VASARI, Les Vies…, 1568., le Pérugin avait fasciné Domenico au cours de ses premières années. Cette culture péruginesque, mêlée aux premiers échos du jeune Raphaël et de Léonard lui-même, relie la toile à un ensemble de peintures attribuées jusqu’à présent à un peintre anonyme connu sous le nom de ‘Maestro delle eroine Chigi Saracini’, qui aurait été actif à Sienne au cours de la deuxième décennie du Cinquecento. Le rapprochement de cette série de panneaux avec le « gonfalon politien [11]Politien : de Montepulciano. » de 1507 permet d’attribuer ces œuvres au jeune Beccafumi, et de les dater du début du siècle. [12]Alessandro ANGELINI, « Una ‘Sant’Agnese di Montepulciano’ di Domenico Beccafumi. Per una revisione dell’attività giovanile del pittore », dans Prospettiva, 157/158 (2015), pp. 74-93.
Notes
| 1↑ | A l’origine, l’œuvre, un gonfalon, a été peinte pour le Palais Communal de Montepulciano. Voir note . |
|---|---|
| 2↑ | E. ZAPPASODI in Il buon secolo della pittura cit., pp. 95-96. |
| 3↑ | Andrea DE MARCHI (“Maestro delle Eroine Chigi Saracini”, dans Da Sodoma a Marco Pino, Pittori a Siena nella prima metà del Cinquecento, catalogo della mostra a cura di Fiorella Sricchia Santoro, Firenze, S.P.E.S., 1988, pp. 83-90) ha isolato un gruppo di dipinti caratterizzato da grande coerenza stilistica, assegnandolo al Maestro delle Eroine Chigi Saracini, creato nell’occasione intorno alle tre Eroine della collezione senese. L’anno successivo Mina Gregori in una conferenza rimasta inedita tenuta al Kunsthistorisches Institut in occasione delle giornate di studio in onore di Sylvie Béguin (24-26 ottobre 1989), dal titolo Un inedito del Beccafumi e alcune considerazioni sul suo periodo giovanile, ha preferito ricondurre parte del catalogo radunato dal De Marchi alla giovinezza di Domenico Beccafumi. La proposta è stata accolta per la sola Madonna col Bambino e San Giovannino in collezione Giusti a Firenze e per il tondo di Berlino da Fiorella Sricchia Santoro (Domenico Beccafumi 1507-1512, in Domenico Beccafumi e il suo tempo, op. cit., pp. 72-75), seguita da Pierluigi Leone De Castris (Una “Venere” del giovane Beccafumi, e un’”Eva” del Brescianino, in Scritti per l’Istituto Germanico di Storia dell’Arte di Firenze, a cura di C. Acidini Luchinat, L. Bellosi, M. Boskovits, P. P. Donati, B. Santi, Firenze, Le Lettere, 1997, pp. 281-286, in particolare 281), ma è stata respinta da Gabriele Fattorini (Alcune questioni di ambito beccafumiano: il “Maestro delle Eroine Chigi Saracini” e il «Capanna senese», in P. TORRITI, Beccafumi. L’opera completa, Milano, Electa, 1998, pp. 37-45). Per le novità documentarie e per la loro interpretazione si rimanda alla nota 1. |
| 4↑ | Non si conosce la destinazione originaria delle tre Eroine Chigi Saracini rese note da Mario Salmi (Il Palazzo e la Collezione Chigi-Saracini, Siena, Monte dei Paschi, 1967, pp. 77-81), per le quali è stata ipotizzata una provenienza dal palazzo di Pandolfo Petrucci. L’impresa avrebbe potuto costituire un modello per la serie di spalliere e tavole allogate allo stesso Beccafumi nel 1519 da Francesco di Camillo Petrucci, nipote del Magnifico (cfr. A. ANGELINI in Il buon secolo della pittura cit., pp. 41-42). Le differenze stilistiche tra la Giuditta e le altre due Eroine, che chiudono la serie, si spiegano con una cronologia leggermente sfalsata, come ha riconosciuto a ragione Andrea De Marchi (Maestro delle Eroine cit., pp. 84-85), seguito poi da Gabriele Fattorini (Alcune questioni di ambito, op. cit., p. 42) e più di recente da Alessandro Angelini (Una “Santa Agnese cit., p. 83), mentre Fiorella Sricchia Santoro (in Domenico Beccafumi e il suo tempo cit., pp. 266-269) ha preferito scorgervi due mani distinte, battezzate Primo e Secondo Maestro di Pandolfo Petrucci. Sulla tavola Giusti, di cui si conosce una replica documentata da una foto Reali, resa nota da Alessandro Morandotti (Girolamo Genga negli anni della pala di Sant’Agostino a Cesena, «Studi di storia dell’arte», 4, 1993, pp. 275-290, in particolare 279, nota 9), si veda Alessandro ANGELINI dans Il buon secolo della pittura cit., pp. 74-75, con estesa bibliografia. |
| 5↑ | A. DE MARCHI, Maestro delle Eroine cit., p. 85. |
| 6↑ | Roberto LONGHI, « Un intervento raffaellesco nella serie “eroica” di casa Piccolomini », Paragone, 15 (1964), 175 pp. 5-8. |
| 7↑ | 11 Alla morte di Lady Catherine Ashburnham la tavola, col resto dei dipinti conservati a Battle, nell’East Sussex, fu messa all’incanto a Londra presso Sotheby’s (The Ashburnham Collections: Part I: Catalogue of Paintings and Drawings of the Continental Schools) il 24 giugno 1953. Un appunto manoscritto in calce alla foto (numero 163156) del dipinto conservata nella fototeca del Kunsthistorisches Institut di Firenze, con un riferimento ipotetico a Timoteo Viti, ricorda l’opera a Londra presso Bellesi. |
| 8↑ | A. DE MARCHI, « La prospettiva sconvolta: Beccafumi verso il tornante del 1513 », dans Il buon secolo della pittura cit., pp. 89-94, in particolare 90-92, 94, nota 13. |
| 9↑ | « Spese per lo aconcime del palaço per me Ottaviano di Nicolò di Domenicho. Domenicho dipentore sta in chasa di Lorenso Bechafumi per una figura di sancta Angnese fece al Comune ebe li. sesantatré per resto che costò duchati dieci li. 63 s.» Andrea GIORGI, « ‘Domenicho dipentore sta in chasa di Lorenso Bechafumi’. Di alcuni documenti poliziani intorno al culto di Agnese Segni e ai suoi riflessi in ambito aquatico (1506-1507) », Prospettiva, 157/158 (2015), pp 94-103. |
| 10↑ | Giorgio VASARI, Les Vies…, 1568. |
| 11↑ | Politien : de Montepulciano. |
| 12↑ | Alessandro ANGELINI, « Una ‘Sant’Agnese di Montepulciano’ di Domenico Beccafumi. Per una revisione dell’attività giovanile del pittore », dans Prospettiva, 157/158 (2015), pp. 74-93. |




