Catherine de Sienne (Caterina da Siena)

Catherine Benincasa ou Caterina di Iacopo [di] Benincasa ou Catherine de Sienne (Sienne, 1347 – Rome, 1375) : sainte siennoise canonisée en 1461 par le pape Pie II, lui aussi siennois ; patronne de Rome en 1866, puis de l’Italie en 1939, elle est la première femme déclarée docteur de l’Église en 1970 par le pape Paul VI, en même temps que Thérèse d’Avila, et proclamée patronne de l’Europe en 1999 par le pape Jean-Paul II.

Catherine Benincasa aurait eu vingt-trois frères et sœurs (!). Admise très jeune dans le tiers-ordre dominicain, elle lutta pour restaurer l’unité de l’Église, alors que le pape résidait en Avignon. Entourée de nombreux amis, les « caterinati », elle entrepris de le ramener d’Avignon à Rome. Après avoir reçu miraculeusement les stigmates, comme saint François, en 1375, elle s’éteignit à Rome en 1380, à l’âge de trente-trois ans.

Iconographie

Plusieurs attributs lui sont associés :

  • une rose blanche
  • un lis
  • un livre

Elle porte

  • l’habit blanc et noir des dominicaines
  • souvent, une couronne d’épines
  • un crucifix

On la voit parfois :

  • foulant des pieds un dragon
  • portant les stigmates
  • des lettres à la main
  • avec, à ses pieds, un cœur et/ou une discipline

Principales scènes de la vie de la sainte :

L’iconographie la plus fréquente de Catherine de Sienne représente la sainte dans les événements les plus marquants de son existence :

  • François d’Assise, Benoît de Nurcie et Dominique de Guzman, fondateurs de trois ordres, lui apparaissent. Ils lui demandent de choisir dans lequel des trois ordres elle souhaite entrer. Elle offre un lis à Dominique pour signifier son choix.
  • Un crucifix parle à Catherine et la réconforte.
  • Son mariage mystique avec le Christ.
  • Alors qu’elle est en prière, le Christ lui apparaît vêtu du manteau qu’elle a auparavant offert à un mendiant ; il lui offre à son tour un manteau invisible qui la protégera pour toujours du froid.
  • Elle offre son cœur au Christ qui l’accepte.
  • Quelques jours plus tard, sur le chemin de l’église, le Christ lui apparaît et lui offre à son tour son cœur.
  • Soulevée dans les airs, elle sent que son cœur ne fait qu’un avec celui du Christ.
  • Elle reçoit les stigmates. [1]« La suite […] m’oblige, ô bon lecteur, à vous raconter un autre fait, qui est arrivé […] en ma présence et sous mes yeux, dans la ville de Pise. Catherine y était arrivée avec une suite nombreuse, dont je faisais partie. Elle reçut l’hospitalité dans la maison d’un Pisan, qui habitait près de l’église de la sainte vierge Christine. Je célébrai la … Poursuivre [2]Voir : Domenico Beccafumi, The Miraculous Communion of Saint Catherine of Siena. Los Angeles, The J. Paul Getty Museum.
  • En prière pour la guérison de sa mère.
  • Pendant la peste, elle se rend au chevet du recteur de la Miséricorde mourant ; après qu’elle lui ait dit qu’il n’était pas temps de demeurer allongé sur son lit, celui-ci se lève guéri.
  • Elle guide le pape Grégoire XI hors d’Avignon.
  • Elle est présente à l’arrivée du même pape à Rome.
  • Elle exorcise Laurencia qui était possédée par le démon.
  • Le frère Tommaso della Forte, en chemin vers Montepulciano avec d’autres frères, est agressé par des brigands. Alors qu’il est sur le point d’être assassiné, il invoque Catherine. Aussitôt, les meurtriers en puissance abandonnent l’idée de leur forfait et laissent les moines poursuivre leur chemin.
  • Elle reçoit la communion des mains d’un ange avec la parcelle de l’hostie qui avait disparu de l’autel. [3]Cette communion miraculeuse est décrite dans la biographie de la sainte écrite en 1385 par son confesseur, Raymond de Capoue. Recevoir le sacrement de la communion provoquait chez elle des visions et des extases qui, selon les témoignages, duraient des heures et la laissaient physiquement épuisée. Alors qu’elle était alitée pour de rétablir, ses compagnes la persuadèrent de ne pas … Poursuivre
  • À Sienne, Catherine assiste Niccolò di Toldo, condamné à l’exécution capitale pour sa participation à une révolte vers 1375. [4]Voir Lettre 273. Lettera a frate Raimondo da Capua : l’esecuzione di un condannato a morte (Santa Caterina, Epistolario (U. Meattini, dir.), Rome, Edizioni Paoline, 1979.) Il s’agit d’une lettre adressée au frère qui fut le directeur spirituel de Catherine et qui devint plus tard son disciple. Il raconte de manière passionnée l’histoire de son assistance à un condamné à … Poursuivre
  • Tandis que Catherine se baisse pour embrasser le pied de la bienheureuse Agnès de Montepulciano, celui-ci se soulève vers elle hors de la tombe, signe de l’hommage que la bienheureuse souhaite lui rendre.
  • Elle prêche devant Urbain VI entouré de cardinaux et de théologiens.
  • Sa mort.
  • Des infirmes touchent sa tombe et sont subitement guéris.

« 194. Poiché si ragiona di questo argomento, son costretto, o buon lettore, a raccontarti quel che avvenne in Pisa molto tempo dopo, alla mia presenza.
Essendo venuta in Pisa, insieme con altri, fra i quali c’ero anch’io, fu accolta in casa di un certo cittadino, che stava vicino alla cappella di santa Cristina.
In questa cappella, in giorno di Domenica, a domanda della vergine, dissi la messa, e per dirla col linguaggio d’uso, la comunicai. Ricevuta che ebbe la Comunione, secondo il solito andò in estasi, perchè il suo spirito assetato del Creatore, cioè, del sommo Spirito, si allontanava quanto più poteva dai sensi. Aspettavamo che ritornasse in sé per ricevere da lei, come alle volte avveniva, un qualche conforto spirituale, quando all’improvviso vedemmo il suo corpicciuolo, che stava prostrato, alzarsi a poco a poco, rimanersene ritto su le ginocchia, stender le braccia e le mani, e raggiare di luce la faccia ; dopo essere rimasto lungamente tutto intirizzito, e con gli occhi chiusi, lo vedemmo cascare di colpo come se fosse stato ferito a morte. Poco dopo, l’anima sua riprese i sensi.
195. Allora la vergine mi fece chiamare, e con voce sommessa, mi disse : « Sappiate, o padre, che per la misericordia del Signore, io porto già nel mio corpo le sue stigmate». Io le risposi, che osservando i movimenti del suo corpo mentre lei era in estasi, mi ero accorto di qualche cosa ; e le domandai come il Signore aveva fatto tutto ciò. Mi rispose : « Vidi il Signore confitto in croce, che veniva verso di me in una gran luce, e fu tanto lo slancio dell’anima mia, desiderosa di andare incontro al suo Creatore, che il corpo fu costretto ad alzarsi. Allora dalle cicatrici delle sue sacratissime piaghe, vidi scendere in me cinque raggi sanguigni, diretti alle mani, ai piedi ed al mio cuore. Conoscendo il mistero, subito esclamai: Ah! Signore, Dio mio, te ne prego: che non appariscano queste cicatrici all’esterno del mio corpo. Mentre dicevo così, prima che i raggi arrivassero a me, cambiarono il loro colore sanguigno in colore splendente, e sotto forma di pura luce arrivarono ai cinque punti del mio corpo, cioè, alle mani, ai piedi e al cuore ». Le domandai : « Dunque nessun raggio è arrivato al lato destro ! ». Ed ella : « No, ma direttamente al sinistro, sopra il mio cuore; perché quella linea lucida, che usciva dal lato destro di Gesù, mi ferì direttamente, e non per traverso ». Ed io : « Ti ci senti ora dolere in quei punti ? ». E lei, tirato un gran sospiro, rispose : « È tale il dolore che sento in questi cinque punti, specialmente nel cuore, che se il Signore non fa un altro miracolo, non mi par possibile che io possa andare avanti, e che in pochi giorni non debba morire ».
196. Mentre ascoltavo queste parole e non senza mestizia ci riflettevo sopra, stavo attento se avessi potuto scorgere qualche segno di tanto dolore. Avendo lei finito di dirmi quel che desiderava che io conoscessi, uscimmo dalla cappella, e ritornammo alla casa di chi ci ospitava. Quivi giunti, appena la vergine ebbe messo piede nella camera che le era stata assegnata, non reggendole il cuore, tramortì. Tutti fummo chiamati d’intorno a lei, e considerando il caso insolito, piangevamo per la paura di perdere colei che amavamo nel Signore. È vero che l’avevamo veduta spesso rapita fuori dei sensi, ed anche alle volte l’avevamo ritrovata indebolita parecchio dalle penitenze e dalle fatiche; pure fino a quel momento non era mai apparsa ai nostri occhi tramortita in quel modo.
Dopo poco tempo ritornò in sé, e quando tutti ebbero fatta colazione, mi parlò di nuovo, dicendomi di sentire che se il Signore non ci metteva un rimedio, presto sarebbe morta.
197. Non rimasi sordo a queste parole, e radunati i suoi figliuoli e le sue figliuole, li pregai e scongiurai con le lacrime agli occhi di rivolgere tutti insieme al Signore la medesima preghiera, perché si degnasse di concederci per altro tempo la nostra mamma e maestra, acciocché noi, così deboli ed infermi, e non ancora irrobustiti dal cielo nelle sante virtù, non rimanessimo orfani fra i pericoli del mondo. Tutti e tutte con uno stesso animo ed una sola voce promisero di farlo, e così andammo da lei, e le dicemmo piangendo : « Noi certamente sappiamo, o mamma, che tu desideri Cristo tuo Sposo, ma il premio tuo è già sicuro; abbi piuttosto compassione di noi, che lasceresti ancora troppo deboli in mezzo alle tempeste. Sappiamo che nulla ti negherà lo Sposo dolcissimo che ami con tutto l’ardore: quindi ti supplichiamo di pregarlo, ché ti lasci ancora con noi, perché, se te ne andrai così presto, resta inutile che ti abbiamo seguito. Benché le nostre preghiere siano per quanto sta in noi fervorose, tuttavia temiamo che, per le nostre colpe, non siano ascoltate, perché disgraziatamente siamo molto indegni; ma tu, che desideri ardentemente la nostra salute, impetraci quello che non può ottenere il merito nostro». A queste parole, che le rivolgevamo piangendo, Caterina rispose : « Già da un pezzo ho rinunziato alla mia volontà, né in queste né in altre cose voglio se non ciò che vuole il Signore. Io desidero con tutto il cuore la vostra salute, ma Colui, che è mia e vostra salute, sa procurarla meglio che di una qualunque creatura; e perciò si faccia in tutto la sua volontà. Nonostante pregherò volentieri, perché avvenga ciò che è meglio. A questa risposta restammo dolenti e perplessi. 198. Ma l’Altissimo non disprezzò le nostre lacrime, perché il sabato seguente Caterina mi fece chiamare, e mi disse : « Mi sembra che il Signore vi voglia accontentare, e spero che presto raggiungerete il vostro intento ». E come mi disse avvenne.
La Domenica seguente lei ricevette dalle mie indegne mani la santa Comunione, e come nella Domenica precedente il suo corpo, mentre era in estasi, fu quasi abbattuto dall’ardore, così in questo giorno, godendo della stessa estasi, sembrava davvero che rinvigorisse. Alle consorelle che si meravigliarono, perché in questo rapimento lei non aveva dato segno di soffrire come sempre i soliti dolori, ma era sembrato piuttosto che godesse e quasi dormisse un sonno tranquillo e riposante, io dissi : « Spero in Dio che le nostre lacrime, con le quali abbiamo chiesto che ci fosse conservata la vita di lei, siano già state accolte dal Signore, come lei ieri mi promise ; e lei, che si affrettava di andare dal suo Sposo, spero che ritorni da noi, per sollevare la nostra miseria». Parlai così, e in breve avemmo la prova che non m’ero sbagliato, perché riavutasi, ci apparve tanto vigorosa, da non avere più alcun dubbio d’essere stati esauditi. O Padre di infinita misericordia, che cosa farai ai tuoi servi fedeli e figli diletti, se hai acconsentito con tanta piacevolezza a noi peccatori ? Pensando fra me e me a quanto vedevo, per essere più sicuro domandai alla vergine : « Mamma, lo senti ancora il dolore di quelle ferite che son state fatte nel tuo corpo ? ». Rispose : « Il Signore, con mio grande dispiacere, ha esaudito le vostre preghiere, e quelle ferite non recano più al mio corpo nessuna pena, ma lo rendono più forte e robusto, e sento bene che il vigore nasce proprio da dove prima derivava lo spasimo ».
I fatti che ti ho raccontato, o lettore, ti dicano di quali grazie straordinarie fosse arricchita l’anima di questa vergine, e t’insegnino che anche i peccatori, quando pregano per la salute dell’anima propria, vengono esauditi da Colui che vuole che tutti gli nomini siano salvi. » Raimondo da CapuaVita di Caterina da Siena, Legenda maior (introduzione e note di Angelo Belloni ; traduzione di Antonietta Lamorte), Milan, Paoline (Economica dello spirito), 2013.

Notes

Notes
1 « La suite […] m’oblige, ô bon lecteur, à vous raconter un autre fait, qui est arrivé […] en ma présence et sous mes yeux, dans la ville de Pise. Catherine y était arrivée avec une suite nombreuse, dont je faisais partie. Elle reçut l’hospitalité dans la maison d’un Pisan, qui habitait près de l’église de la sainte vierge Christine. Je célébrai la messe un dimanche dans cette église, à la demande de Catherine, que je communiai, comme on dit vulgairement. Après quoi, la sainte resta longtemps, selon son habitude, privée de l’usage de ses sens, car, dans sa soif du Créateur qui est souverain Esprit, son esprit à elle se séparait de son corps autant qu’il le pouvait. Nous attendions qu’elle revint à elle, pensant en recevoir quelque consolation spirituelle, ainsi que nous y étions habitués, lorsque nous vîmes tout à coup son corps étendu par terre se soulever un peu, se redresser sur les genoux, et étendre les bras et les mains. Son visage était resplendissant. Elle demeura longtemps ainsi, complètement raidie et les yeux fermés. Enfin, comme si elle eût été mortellement blessée, elle s’affaissa subitement sous nos yeux et, peu de temps après, son âme revint à ses sens. Elle me fit appeler presque aussitôt et me dit à voix basse : “Sachez, Père, que, par la miséricorde du Seigneur Jésus, je porte ses stigmates dans mon corps.” Je lui repartis que je l’avais supposé, d’après les mouvements de son corps pendant cette extase, et je lui demandai comment cette grâce lui avait été faite par le Seigneur. “J’ai vu, me dit-elle dans sa réponse, le Seigneur attaché à la croix, descendant sur moi au milieu d’une grande lumière. Sous l’effort que fit mon âme pour aller à la rencontre de son Créateur, mon corps fut obligé de se relever. Je vis alors descendre sur moi, des cicatrices des très saintes plaies, cinq rayons de sang, dirigés vers les mains, les pieds et le coeur de mon pauvre corps. Comprenant le mystère, je me suis aussitôt écriée : “Ah! Seigneur mon Dieu, je vous en prie, que les cicatrices n’apparaissent pas extérieurement sur mon corps.” Je parlais encore, et voilà qu’avant de m’atteindre les rayons changèrent leur couleur de sang en un éclat resplendissant. C’est sous la forme de pure lumière qu’ils arrivèrent à ces cinq endroits de mon corps, qui sont les mains, les pieds et le coeur. “Je lui demandai : “Quelque rayon n’est-il pas arrivé au côté droit ?” “Non, me dit-elle, mais au côté gauche, directement sur le coeur; car le trait de lumière, sortant du côté droit du Christ, ne m’a pas frappée obliquement, mais directement.” Je l’interrogeai encore : “Avez-vous senti, en ces parties du corps, quelque douleur sensible ?” Après un grand soupir, elle me répondit : “La douleur que je ressens en ces cinq endroits et particulièrement au cœur est si grande que, sans un nouveau miracle du Seigneur, il me semble impossible de garder longtemps la vie du corps, et de ne pas voir bientôt finir mes jours sous un tel tourment.” » Raimondo da CapuaVita di Caterina da Siena, Legenda maior, 194-198, (trad. R.P. Hugueny, o.p.), Paris, Ed. P. Lethielleux, 1904.
2 Voir : Domenico Beccafumi, The Miraculous Communion of Saint Catherine of Siena. Los Angeles, The J. Paul Getty Museum.
3 Cette communion miraculeuse est décrite dans la biographie de la sainte écrite en 1385 par son confesseur, Raymond de Capoue. Recevoir le sacrement de la communion provoquait chez elle des visions et des extases qui, selon les témoignages, duraient des heures et la laissaient physiquement épuisée. Alors qu’elle était alitée pour de rétablir, ses compagnes la persuadèrent de ne pas aller à l’église. Catherine accepta mais pria Dieu pour qu’il lui permette de recevoir l’Eucharistie. Miraculeusement, un ange lui apporta un morceau de l’hostie consacrée.
4 Voir Lettre 273. Lettera a frate Raimondo da Capua : l’esecuzione di un condannato a morte (Santa Caterina, Epistolario (U. Meattini, dir.), Rome, Edizioni Paoline, 1979.) Il s’agit d’une lettre adressée au frère qui fut le directeur spirituel de Catherine et qui devint plus tard son disciple. Il raconte de manière passionnée l’histoire de son assistance à un condamné à mort, Nicolò di Toldo, exécuté à Sienne pour avoir participé à un mouvement de révolte vers 1375. Le condamné, submergé par l’enthousiasme mystique de Catherine, finit par accepter joyeusement la mort comme un moment d’union – ou plutôt de mariage – avec la divinité. Le motif dévot habituel du sang du Christ se confond ici avec celui du sang de la décapitation. Le sang de l’homme exécuté se déverse enfin sur le corps de la sainte : dans la fusion du sang de Nicolas avec celui de Catherine et celui de Jésus, est supposé s’accomplir l’unité mystique de l’homme avec Dieu. « Au nom de Jésus-Christ crucifié et de la douce Marie. » Lettre 273. Lettera a frate Raimondo da Capua : l’esecuzione di un condannato a morte (Santa Caterina, Epistolario (a cura di U. Meattini), Edizioni Paoline, Rome, 1979.) È una lettera al frate che fu direttore spirituale di Caterina e che poi divenne suo seguace. Vi si racconta in modo appassionato e sconvolgente l’assistenza a un condannato a morte, Nicolò di Toldo, giustiziato a Siena per aver partecipato a un movimento di rivolta nel 1375 circa. Il condannato, travolto dall’entusiasmo mistico di Caterina, finisce con l’accettare con letizia la morte come momento di congiunzione – anzi, di nozze – con la divinità. Il consueto motivo devoto del sangue di Cristo si fonde qui con quello del sangue della decapitazione. Il sangue del giustiziato alla fine si riversa sul corpo della santa : nella fusione del sangue di Nicolò con quello di Caterina e con quello di Gesù si realizza l’unità mistica dell’uomo con Dio.« Al nome di Gesù Cristo crucifisso e di Maria dolce.
A voi,1 dilettissimo e carissimo padre e figliuolo mio caro in Cristo Gesù. Io Caterina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo a voi e racomandomivi nel pretioso sangue del Figliuolo di Dio, con desiderio di vedervi affogato e anegato nel sangue dolce del Figliuolo di Dio, el quale sangue è intriso col fuoco dell’ardentissima carità sua.2 Questo desidera l’anima mia, cioè di vedervi in esso sangue, voi e Nanni e Iacomo.3 Figliuolo, io non veggo altro remedio che4 veniamo a quelle virtù principali le quali sono necessarie a noi; non potrebbe venire, dolcissimo padre, l’anima vostra, la quale mi s’è fatta cibo, e non passa ponto di tempo che io non prenda questo cibo alla mensa del dolce agnello,5 svenato con tanto ardentissimo amore. Dico che, se non fuste anegati nel sangue, non perverreste alla virtù piccola della vera umilità, la quale nasciarà6 dell’odio, e l’odio dell’amore. E così l’anima n’esce con perfettissima purità, sì come el ferro esce purificato della fornace.7 Così voglio che vi serriate nel costato uperto8 del Figliuolo di Dio, el quale è una bottiga aperta, piena d’odore, in tanto che9 ’l peccato diventa odorifero. Ine10 la dolce sposa11 si riposa nel letto del fuoco e del sangue, ine vede ed è manifestato el segreto del cuore del Figliuolo di Dio. O botte spillata, la quale dài bere e inebbrii ogni inamorato desiderio, e dài letitia e illumini ogni intendimento,12 e riempi ogni memoria che ine s’affadiga, in tanto che altro non può ritenere, né altro intendere, né altro amare se non questo dolce e buono Gesù, sangue e fuoco, ineffabile amore! Poi che l’anima mia sarà beata di vedervi così anegati, io voglio che facciate come colui che attegne13 l’acqua con la secchia, cioè per smisurato desiderio versare l’acqua sopra ’l capo de’ fratelli vostri, e’ quali sono membri nostri, legati nel corpo della dolce sposa.14 E guardate che per illusioni di dimonio, le quali so che v’ànno dato impaccio e daranno, o per detto di creatura non tiriate adietro, ma sempre perseverate, ogni otta15 che vedeste la cosa più fredda, infine che vediamo spargere el sangue con dolci e amorosi desiderii.
Su su, padre mio dolcissimo, e non dormiamo più,16 ché io odo novelle che io non voglio più né letto né testi. Ò cominciato già a ricévare uno capo17 nelle mani mie, el quale mi fu di tanta dolcezza, che ’l cuore no ’l può pensare, né la lingua parlare, né l’occhio vedere, né orecchie udire.18 Andò el desiderio di Dio, tra gli altri misterii fatti inanzi, e’ quali non dico, ché troppo sarebbe longo.19 Andai a visitare colui che vi sapete, e elli ricevette tanto conforto e consolatione che si confessò e disposesi molto bene. E fecemisi promettare20 per l’amore di Dio che, quando venisse el tempo della giustizia,21 io fusse con lui, e così promisi e feci. Poi, la mattina inanzi la campana,22 andai a lui, e ricevette grande consolatione; menàlo23 a udire la messa e ricevette la santa comunione, la quale mai più non aveva ricevuta. Era quella volontà acordata e sottoposta alla volontà di Dio; solo v’era rimaso uno timore di non essere forte in su quello punto :25 ma la smisurata e affocata bontà di Dio lo ingannò,2 creandoli tanto affetto e amore nel desiderio di me in Dio, che non sapeva stare senza lui,? dicendo: Sta’ meco e non m’abandonare, e così non starò altro che bene, e morrò contento ! e teneva el capo suo in sul petto mio. Io sentivo uno giubilo, uno odore del sangue suo, e non era senza l’odore del mio, el quale io aspetto di spandere per lo dolce sposo Gesù. Crescendo el desiderio nell’anima mia e sentendo el timore suo, disi: Confortati, fratello mio dolce, ché tosto giognaremo alle nozze. Tu n’andarai bagnato nel sangue dolce del Figliuolo di Dio, col dolce nome di Gesù, el quale non voglio che t’esca della memoria; io t’aspettarò al luogo della giustitia. Or pensate, padre e figliuolo, che ‘l cuore suo perdé ogni timore, la faccia sua si transmutò di tristitia in letitia, godeva e esultava e diceva: Unde » mi viene tanta gratia che la dolcezza dell’anima mia m’aspettarà al luogo santo della giustitia? (è gionto a tanto lume che chiama el luogo della giustitia luogo santo!). E diceva: Io andarò tutto gioioso e forte, e parrammi mille anni che io ne venga,33 pensando che voi m’aspettarete ine; e diceva parole tanto dolci che è da scoppiare’* della bontà di Dio! Aspettàlo35 al luogo della giustitia, e aspettai ine con continua oratione e presentia di Maria e di Caterina vergine e martire. Prima che giognesse elli, posimi giù, e distesi el collo in sul ceppo: ma non mi venne fatto che io avessi l’effetto pieno di me ine su. Pregai e constrinsis Maria che io volevo questa gratia, che in su quello punto gli desse uno lume e pace di cuore, e poi el vedesse tornare al fine suo 3ª Empissit tanto l’anima mia che, essendo la moltitudine del popolo, non potevo vedere creatura, per la dolce promessa fatta a me. Poi egli gionse, come uno agnello mansueto, e, vedendomi, cominciò a rìdare,*’ e volse che io gli facesse el segno della croce; e, ricevuto el se-gno, dissi: Giuso alle nozze, 4 fratello mio dolce, ché testé sarai alla vita durabile!43 Posesi giù con grande mansuetudine, e io gli distesi el collo, e chinàmi giù e ramentali el sangue dell’agnello:4 la bocca sua non diceva, se non «Gesù» e «Caterina», e così dicendo* ricevetti el capo nelle mani mie, fermando l’occhio nella divina bontà, dicendo: Io voglio!46
Allora si vedeva Dio e Uomo, come si vedesse la chiarità del sole, e stava aperto e riceveva sanguet8 nel sangue suo: uno fuoco di desiderio santo, dato e nascosto nell’anima sua per gratia, riceveva nel fuoco della divina sua carità. Poi che ebbe ricevuto el sangue e ‘l desiderio suo, edt9 egli ricevette l’anima sua e la misse nella bottiga aperta del costato suo, pieno di misericordia, manifestando la prima verità che per sola gratia e misericordia egli el riceveva, e non per veruna altra operatione. O, quanto era dolce e inestimabile a vedere la bontà di Dio, con quanta dolcezza e amore aspettava quella anima partita dal corpo, – volto l’occhio della misericordia verso di lui, – quando venne a’ntrare dentro nel costato, bagnato nel sangue suo, che valeva per lo sangue del Figliuolo di Dio!5’ Così ricevuto da Dio, – per potentia fu potente a poterlo fare,52 – el Figliuolo, sapientia, verbo incarnato, gli donò e feceli participare el crociato amore, 5 col quale elli ricevette la penosa e obrobiosa morte, per l’obedientia che elli osservò del Padre in utilità dell’umana natura e generatione.» Le mani dello Spirito santo el serravano dentro. Ma elli » faceva uno atto dolce, da trares mille cuori (non me ne maraviglio, però che già gustava la divina dolcezza): volsesi come fa la sposa quando è gionta all’uscio dello sposo, che volle l’occhio e ‘l capo adietro, inchinando chi l’à acompagnata,58 e con l’atto dimostra segni di ringratiamento. Riposto che fu, » l’anima mia si riposò in pace e in quiete, in tanto odore di sangue che io non potei sostenere di levarmi el sangue, che m’era venuto adosso, di lui. Oimè, misera miserabile, ‘ non voglio dire più : rimasi nella terra con grandissima invidia.
Parmi che la prima pietra sia già posta, e però non vi maravigliate se io non v’impongo che ‘1 desiderio di vedervi altro che anegati nel sangue e nel fuoco che versa el costato del Figliuolo di Dio. Or non più negligentia, figliuoli miei dolcissimi, poi che ‘l sangue cominciò a versare e a ricevere vita. »

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